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vascocn81pa
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MessaggioInviato: 30 Mar 2007, 13:44    Oggetto: American League Central Division - Preview by PlayitUSA.com Rispondi citando

American League Central Division - Preview by PlayitUSA.com

Chicago White Sox
Detroit Tigers
Cleveland Indians
Minnesota Twins
Kansas City Royals

Di seguito riporterò le preview di queste squadre, scritte e redatte, dalla redazione baseball di www.playitusa.com
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vascocn81pa
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MessaggioInviato: 30 Mar 2007, 14:58    Oggetto: Rispondi citando

Pubblicato il 07 marzo, 2007 da Davide aka Peyton Manning 18
su: http://www.playitusa.com,
link originale all'articolo: http://www.playitusa.com/articolo.php?id=5819


Chicago White Sox: Preview

I vincitori delle World Series del 2005 sono attesi ad un’annata di rivincita dopo la delusione della scorsa stagione. Da campioni in carica sono rimasti fuori dai giochi che contano e, viste le aspettative di aprile, non si può fare a meno di parlare di disastro. Ciò che maggiormente ha colpito è che i White Sox si sono classificati addirittura terzi nella propria division alle spalle dei Minnesota Twins e dei Detroit Tigers. Cosa accadrà quest’anno è difficile da prevedere visto quello che è successo nella scorsa stagione. L’ossatura della squadra è rimasta identica a quella dello scorso anno, e l’unica possibilità per vincere di nuovo è quella che il monte di lancio torni a fare ciò che ha fatto nella cavalcata trionfale del 2005.

Pitching & Difesa


Il reparto che nel complesso non ha mantenuto le aspettative: tutti i partenti hanno peggiorato le proprie statistiche e, nonostante un rendimento offensivo similare tra 2005 e 2006, le vittorie sono calate drasticamente. Il nucleo della rotazione, eccetto Freddy Garcia accasatosi a Philadelphia, è rimasto immutato, e la speranza è che gli standard possano ritornare quelli della stagione che ha portato al titolo. Ai nastri di partenza la rotazione è così composta: Mark Buehrle, Jose Contreras, Jon Garland, Javier Vazquez e Gavin Floyd.

Il numero 1 della rotazione sarà molto probabilmente Jose Contreras che, dopo un inizio di stagione in cui è stato lights out per tutti i suoi avversari, ha mostrato segni di cedimento che hanno reso le sue statistiche complessive di molto peggiori rispetto a quelle del 2005. Tra aprile e i primi di luglio il record di Contreras è stato 9-0 con un'ERA di 3.31 e una prima fase dell’anno in cui l’ERA è stata sempre sotto 2.00. Dalla pausa per l’All Star Game qualcosa è cambiato e la stagione si è conclusa con un record di 4-9 e con un’ERA di 4.27 (quasi 0.6 in più rispetto all’anno precedente). Non credo sia possibile che Contreras riesca a stabilizzarsi sugli standard impressionanti dell’inizio della stagione passata, ma un’annata attorno ai 4 di ERA può essere un obiettivo perseguibile. Inoltre, viste le capacità offensive delle calzette bianche la barriera delle 15 W è alla portata del pitcher cubano.

Dopo Contreras, Mark Buehrle è chiamato ad un riscatto da quella che è stata la sua peggior stagione in cui ha lanciato il minor numero di IP (204.0), la più alta ERA (4.99) e il più basso numero di K (98). Difficilmente Buehrle ritoccherà gli standard monstre del 2005 dove ha mostrato picchi di rendimento pazzeschi, ma di sicuro non potrà ripetere una stagione così scadente come la scorsa. Anche per lui le 15 vittorie sono alla portata e un’ERA attorno ai 3.90 può essere il livello vicino al quale assestarsi. Unico problema è comprendere il motivo dei pochi K: se il problema fosse strutturale, ci potrebbero essere molte difficoltà per Buehrle. Ma visti i numeri delle stagioni passate al momento non è possibile effettuare altre valutazioni.

Il terzo spot della rotazione sarà affidato a Jon Garland. Il 28enne pitcher destro dovrà dimostrare il suo reale valore. A tratti dominante, a tratti orribile a vedersi, Garland dovrà “decidere” se entrare nell’elite dei pitcher o rimanere un border-line a questa categoria. Quanto fatto nel 2005 e, a tratti nel 2006, sembra dimostrare che la sostanza ci sia, ma i livelli dell’annata delle World Series non saranno così facili da raggiungere. Le sue capacità, se espresse a pieno, potranno portarlo al numero due nella rotazione. Se il trend dei mesi di luglio e agosto saranno rispettati, aspettiamoci una grande stagione da Garland, tenendo sempre conto delle sue frequenti partite “folli” in cui è in totale balia dei battitori avversari. Proprio il limitare queste situazioni potranno renderlo un vero ace.

Il quarto spot è affidato a Javier Vazquez, pitcher di talento, ma dai risultati mediocri. Secondo molti esperti le sue statistiche dovrebbero essere molto migliori, ma i suoi alti e bassi continui penalizzano lui e la squadra. Ha appena rinnovato il contratto fino al 2010 per 11,5 milioni l'anno e chissà che ciò non gli dia la spinta per migliorarsi.

Il quinto spot è di Gavin Floyd arrivato da Philadelphia per mezzo della trade che ha interessato Freddy Garcia. Il ragazzo ha poca esperienza e, nonostante il talento, sembra avere alcuni problemi nel gestire i momenti di tensione. Sarà necessario un grosso lavoro da parte dei coach e Floyd potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per le necessità dei White Sox.

A cavallo tra AAA e rotazione potremmo trovare Charlie Haeger e la sua knuckleball: purtroppo per lui Kenny Williams, GM dei White Sox, ha provato a inserirlo più volte in trade e questo non è esattamente il modo migliore per iniziare la stagione.

Anche il bullpen dei White Sox propone qualche preoccupazione: Bobby Jenks sarà il closer della squadra, ma le cifre della sua prima stagione completa non possono far stare tranquilli i tifosi. Infatti, un’ERA di 4.00 per un closer è qualcosa di assolutamente insufficiente nonostante abbia raggiunto la soglia delle 41 salvezze. Alle sue spalle preme Mike MacDougal che potrebbe sostituire lo stesso Jenks nel ruolo di closer e certamente darà un grosso aiuto nel ruolo di setup. A completare il bullpen troviamo Matt Thornton, Nick Masset, David Aardsma e Andy Sisco.

Sulla carta, rotazione e bullpen sono un punto a favore della franchigia di Chicago, ma se dovessero ripetersi i problemi dello scorso anno, saranno il punto debole della squadra. Anche la trade che ha lasciato partire il talento di McCarthy ha lasciato molti dubbi tra i tifosi e sarà solo il campo a dirci chi avrà avuto ragione.

La buona difesa nell'infield dovrebbe aiutare i pitchers a limitare i danni in termini di ERA, ma gli esterni, pur fornendo un contributo tutto sommato accettabile (specie al centro con Brian Anderson), non sono fantastici.

Lineup


Il punto forte della squadra nella scorsa stagione: una potenza complessiva straripante con 4 giocatori che hanno chiuso l’annato con 30+ HR: Joe Crede (30), Paul Konerko (35), Jim Thome (42) e Jermaine Dye (44). La capacità di produrre punti è una dote che esiste in abbondanza in questa squadra e sicuramente anche quest’anno non mancherà.

Andando ad analizzare l’infield troviamo in 1B Paul Konerko autore di un’ottima stagione offensiva dove ha leggermente diminuito le sue statistiche di potenza, ma ha innalzato la sua BA attestandosi a .313. La barriera dei 30 HR dovrebbe essere alla sua portata anche quest’anno, così come quella dei 100 RBI. Il suo posizionamento come terzo nel lineup dovrebbe permettergli di vedere sempre ottime palle. A questo aggiunge una buona copertura difensiva della prima base.

In seconda base giocherà Tadahito Iguchi che, a inizio stagione, giocherà molto probabilmente come lead-off fino al ritorno di Scott Podsednik. Non è un grande ladro di basi e la sua OBP non è eccelsa, ma non ci sono molte altre alternative. Una volta che Podsednik tornerà nel suo ruolo, Iguchi dovrebbe scalare allo spot n.2. A livello offensivo, Iguchi deve cercare di andare il più spesso possibile in base vista la potenza dei giocatori che lo seguono nel lineup.

In terza base Joe Crede dovrebbe essere una sicurezza sia a livello difensivo che a livello offensivo. Secondo alcuni, Crede sarà inserito in qualche trade per far posto a Josh Fields, ma sono molto scettico che i White Sox si privino di un uomo da 20/25 HR e dalla buona difesa con tanta facilità. Comunque le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Nel ruolo di shortstop Juan Uribe dovrà aiutare più dal punto di vista difensivo che dal punto di vista offensivo visto il suo calo. Come numero 8 nell’ordine di battuta è comunque più che sufficiente, anche se il crollo della sua BA è alquanto preoccupante.

Come catcher, A.J. Pierzynski dovrebbe assicurare una buona media battuta e una produzione offensiva discreta. A livello difensivo dovrà dare più sicurezza al suo monte di lancio, gestendo al meglio le situazioni complesse in cui potrebbero trovarsi i suoi pitcher.

Nel dugout pronti ad aiutare nell’infield troviamo Pablo Ozuna (3B/LF), Alex Cintron (SS/2B) e Toby Hall (C). Nessuno di questi eccelle, ma sono tutti degli ottimi sostituti in caso di difficoltà dei titolari.

Passando all’outfield i 3 titolari saranno: Jermaine Dye (RF), Brian Anderson (CF) e Scot Podsednik (LF) che, nell’attesa che rientri dall’infortunio, sarà sostituito da Rob Mackowiak. L’assenza di Podsednik è grave perché il suo ruolo di leadoff è fondamentale vista la sua capacità di rubare le basi. Lo stile di gioco dovrà basarsi ancora di più sulla potenza nel periodo in cui il LF sarà fuori causa. Brian Anderson è obbligato a mostrare il suo valore e fare pronostici su di lui è pressoché impossibile. Completamente opposto il discorso su Dye che deve confermare le sue cifre che lo mettono tra i migliori battitori della lega. A completare il gruppo di OF troviamo Ryan Sweeney (molto probabile un su e giù dall’AAA) e Darin Erstad, che può essere utile anche in 1B.

Ultimo elemento da analizzare è il DH: Jim Thome. Dopo una stagione favolosa, si aspetta un’ulteriore annata su questi livelli. Se così fosse, e ne sono certo, l’attacco dei White Sox rimarrà uno dei più temibili da affrontare durante tutta la stagione. Infatti, la sua presenza obbliga a gestire in maniera diversa anche i suoi compagni di squadra, fornendo loro molte chance per scatenare la loro potenza.

Il lineup, nonostante l’assenza di Podsednik, è la vera anima di questa squadra e potrà aiutare moltissimo i propri pitcher fornendogli un run support impressionante. Se ci saranno cali da parte dei titolari, si prospettano tempi molto difficili in quel di Chicago, visto che la panchina non sembra dare eccessive garanzie.

Arrivi


David Aardsma (P, CHC), Luis Terrero (OF, BAL), Gavin Floyd (P, PHI), Gio Gonzalez (P, PHI), Andrei Sisco (P, KC), Toby Hall (C, TB), John Danks (P, TEX), Nick Masset (P, TEX), Darin Erstad (OF, LAA), Junior Spivey (INF, STL), Eduardo Perez (1B, SEA)

Giocatore Chiave


Il giocatore chiave di questa squadra sarà certamente Mark Buehrle, in quanto simbolo in negativo della stagione disgraziata del monte di Chicago. Sarà necessario un cambio di marcia e un ritorno al 2005 se la squadra vorrà lottare per l’accesso ai playoff. Come già detto Buehrle è solamente uno di quelli che dovrà dimostrare di poter portare questa squadra fino a ottobre: insieme a lui Garland, Contreras, Vazquez e il nuovo arrivato Floyd dovranno sfruttare quello che il loro lineup è in grado di fornirgli. Se questo non accadrà, sarà difficile migliorare il terzo posto dell’anno scorso.

Giudizio Finale


Nonostante abbia cantato le lodi di questa squadra per quanto riguarda il suo lineup credo che i White Sox possano essere la vera delusione dell’anno. I Detroit Tigers sembrano essere più completi, mentre Twins e Indians sembrano poter raggiungere degli standard più elevati di quelli della squadra di Chicago. Il processo di svecchiamento che ha iniziato il GM Williams potrebbe obbligare i tifosi a qualche anno di purgatorio. Si è intrapresa una strada, che è quella di portare all’interno dell’organizzazione giovani e di lasciar partire i veterani. Potrebbe essere la scelta vincente, ma io non vedo grandi traguardi raggiungibili nel breve.
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MessaggioInviato: 30 Mar 2007, 15:00    Oggetto: Rispondi citando

Pubblicato il 09 marzo, 2007 da Marco72
su: http://www.playitusa.com,
link originale all'articolo: http://www.playitusa.com/articolo.php?id=5827


Detroit Tigers: Preview

Un vecchio adagio (non solo sportivo) dice che la cosa più difficile non è arrivare in alto ma riuscire a rimanerci e così, per i campioni in carica della American League, l’avventura in questa stagione 2007 inizia con un carico di responsabilità non certo trascurabile. Confermarsi ai vertici della division e nello scomodo ruolo di contender è però certamente nelle potenzialità di questo gruppo che non solo si presenta allo spring training praticamente confermato in blocco rispetto allo scorso anno (squadra che vince non si cambia, no?) ma può vantare addirittura l’innesto, al centro dell’ordine di battuta, di un campione del calibro di Gary Sheffield. La società, sotto la sapiente guida del General Manager Dave Dombrowski, si è quindi saputa muovere nel corso della offseason in modo impeccabile anche se da un primo superficiale esame potrebbe sembrare reduce da un inverno tranquillo trascorso adagiata sugli allori di un 2006 da favola (a parte chiaramente il finale a Saint Louis degno del miglior Nightmare). Pochi acquisti, è vero, ma una saggia gestione della situazione contrattuale ha cementato e motivato la squadra fallendo solo nel caso del rilievo mancino Jamie Walker, lasciato partire con destinazione Baltimora forse con troppa leggerezza. Ci riferiamo al prolungamento del contratto a Jeremy Bonderman (4 anni per $ 38 milioni), all’accordo economico trovato con tutti e quattro i giocatori eleggibili per il salary arbitration (Craig Monroe, Nate Robertson, Fernando Rodney e Omar Infante) e alla riconferma del free agent Sean Casey che, a guardar bene, sono mosse di mercato tanto importanti quanto le nuove acquisizioni. Passiamo quindi ad un’analisi più approfondita di questo gruppo che si presenta così compatto alla nuova sfida della stagione 2007.

Pitching & Difesa


La vera anima dei Tigers, anche in questa stagione 2007, resta sempre il monte di lancio. Solido, profondo, ben assortito e assolutamente dominante, si ripresenta ai blocchi di partenza praticamente con gli stessi uomini che hanno conquistato l’American League, ad eccezione del mancino Jamie Walker (passato a Baltimora) sostituito dal veterano Jose Mesa.
La rotazione dei partenti è una delle più forti e complete della lega ed ha il suo uomo guida, almeno dal punto di vista del temperamento e del carisma, nel veterano mancino Kenny Rogers, eroe dei playoffs 2006 e capace in carriera di un record di 207-139, 4,19 ERA; seguono poi i due giovani power pitcher Jeremy Bonderman e Justin Verlander, entrambi destri e sempre alla ricerca dello strike out; chiudono i due mancini Nate Robertson e Mike Maroth, lanciatori che non fanno certo della potenza il loro biglietto da visita, ma che grazie ad un buon controllo della zona di strike sono più che competitivi.
Passiamo ora in rassegna i cinque alfieri della rotazione:
LHP – Kenny Rogers, nato a Savannah, GA (USA) il 10/11/1964; 2006 stats: 17-8, 3,84 ERA, 204,0 IP, 99 K, 62 BB. Outlook: nonostante i suoi 42 anni suonati, Rogers sembra ancora nel fiore della sua maturità sportiva. Non è dotato di particolare velocità ma la sua fastball, che raramente raggiunge le 89 mph, disegna il piatto alla perfezione e risulta più efficace quando viene alternata ad una curva (contro i destri) o ad una cut fastball (contro i mancini). Completa il suo arsenale un buon changeup che gli permette di mettere fuori equilibrio i battitori avversari. Molto solido mentalmente, l’unica perplessità è relativa alla sua carta d’identità.
RHP – Jeremy Bonderman, nato a Kennewick, WA (USA) il 28/10/1982; 2006 stats: 14-8, 4,08 ERA, 214,0 IP, 202 K, 64 BB. Outlook: è il prototipo del power pitcher con una fastball che lancia tra le 92 e 97 mph e uno slider molto robusto che per poco non tocca le 90. Durante l’inverno ha lavorato molto sul cambio di velocità in modo tale da variare ulteriormente il suo repertorio di lanci, ma almeno ad inizio stagione lo vedremo raramente ricorrere a questa arma. Il talento (ed il braccio) sono da numero uno, deve migliorare ancora l’approccio mentale alla gara.
RHP – Justin Verlander, nato a Manakin-Sabot, VA (USA) il 20/02/1983; 2006 stats: 17-9, 3,63 ERA, 186,0 IP, 124 K, 60 BB. Outlook: un vero fenomeno, con una fastball che viaggia sulle 92-99 mph, una curva che disegna gli angoli della zona di strike ed un cambio di velocità che raramente raggiunge le 80 mph. Sia la fastball che il cambio hanno un buon movimento e la curva spezza in maniera evidente in prossimità del piatto. Classe cristallina, ha tutte le carte in regola per diventare un campione ma deve ancora guadagnare sul monte tale appellativo.
LHP – Nate Robertson, nato a Wichita, KS (USA) il 03/09/1977; 2006 stats: 13-13, 3,84 ERA, 208,2 IP, 137 K, 67 BB. Outlook: si è meritato il rispetto e la stima dei compagni combattendo su ogni lancio dimostrando un carattere insospettabile fino a qualche stagione fa. Si affida principalmente ad una fastball sulle 92 mph con cui si tiene lontano dai lanciatori destri con ripetuti lanci esterni. E’ in possesso anche di uno slider molto efficace e di un cambio di velocità di discreto livello, ma la sua dote principale resta sempre un temperamento da gladiatore.
LHP – Mike Maroth, nato a Orlando, FL (USA) il 17/08/1977; 2006 stats: 5-2, 4,19 ERA, 53,2 IP, 24 K, 16 BB. Outlook: protagonista di un inizio di stagione esaltante, è stato costretto ad un lungo stop causa problemi al gomito. E’ molto simile come caratteristiche a Rogers, con una fastball che viaggia sulle 86-88 mph, una curva ed un cambio di velocità. La fastball e la curva sono di buon livello, ma in qualche occasione perde il controllo dei lanci e si offre alle mazze avversarie in maniera evidente. Nelle prime settimane del 2006 era sembrato un lanciatore diverso rispetto al passato, ripetersi non sarà facile ma tutto dipenderà da location e concentrazione.

Anche il bullpen è tra i migliori nel baseball a stelle e strisce nonostante risulti piuttosto carente di lanciatori mancini. Il closer è il veterano Todd Jones, navigato interprete del nono inning, ma la leadership del reparto risiede nei due giovani setup Fernando Rodney e Joel Zumaya. La presenza di Rodney è, tra l’altro, uno dei motivi principali per cui non si è provveduto a sostituire l’ottimo mancino Jamie Walker. Le sue cifre contro i battitori mancini (.202 AVG.) sono infatti più che soddisfacenti e garantiscono al bullpen un certo equilibrio. Ciò detto di Rodney, resta comunque Joel Zumaya la principale opzione nel ruolo di setup grazie alla sua potenza straordinaria ed ad un istinto naturale per affrontare le situazioni chiave. Dopo questi due cavalli di razza, troviamo il solido veterano Jose Mesa ed il mancino Wilfredo Ledezma entrambi utilizzabili come middle relievers, ma anche in situazioni più delicate. Per gli ultimi posti disponibili sono in corsa Jason Grilli, Roman Colon, Zach Miner ed Edward Campusano. Merita una menzione particolare il giovane mancino Andrew Miller che forse inizierà la stagione nella Triplo A di Toledo, ma non tarderà certo ad arrivare in MLB grazie al suo enorme talento.
Conosciamo ora più da vicino i principali protagonisti di questo bullpen:
RHP – Todd Jones, nato a Marietta, GA (USA) il 24/04/1968; 2006 stats: 2-6, 3,94 ERA, 37 SV, 64,0 IP, 28 K, 11 BB. Outlook: non è il closer potente e dominante che ci potrebbe aspettare. Si affida ad una fastball tra le 90-93 mph, che lancia sia interna che esterna con buon controllo, ed occasionalmente ad una cutter. Il suo miglior pregio è l’esperienza che gli consente un approccio sempre freddo e determinato nei momenti chiave della partita. Non è una garanzia ma conosce bene il mestiere e nella maggior parte dei casi riesce a portare a casa la salvezza, non senza però qualche patema.
RHP – Joel Zumaya, nato a Chula Vista, CA (USA) il 09/11/1984; 2006 stats: 6-3, 1,94 ERA, 83,1 IP, 97 K, 42 BB. Outlook: è quanto di più esaltante si sia visto sul monte di lancio in questi ultimi anni. Una palla veloce che parte dalle 95 mph per toccare addirittura le 102 mph, uno slider che viaggia sulle 90 mph ed un cambio di velocità di ottima fattura. Se a questo sommiamo un controllo già più che buono ed una grinta seconda solo alla sua incoscienza, abbiamo davanti il rilievo più dominante della lega. Questo è l’anno della verità (nel 2006 era un rookie), ma se tanto mi da' tanto ……il californiano ci farà divertire un bel po’!
RHP – Fernando Rodney, nato a Samana, (Repubblica Domenicana) il 18/03/1977; 2006 stats: 7-4, 3,52 ERA, 72,2 IP, 65 K, 34 BB. Outlook: resta uno dei migliori setup della lega anche se la sua adrenalina a volte lo porta ad esagerare. Alterna una fastball sulle 93-96 mph con un cambio intorno alle 80 mph che diventa quasi intoccabile grazie ad un’ottima velocità di braccio nel suo rilascio. Molto efficace contro i battitori mancini, può essere utilizzato anche in più di una occasione salvezza.

Nonostante il festival di errori (o orrori?) collezionati nel corso delle ultime World Series, la difesa è sicuramente adeguata alle ambizioni della squadra. Il talento difensivo del catcher Ivan Rodriguez non ha bisogno di presentazioni e lo stesso tandem da doppio gioco formato da Carlos Guillen (SS) e Placido Polanco (2B) offre ottime garanzie. Entrambi infatti presentano una buona copertura della posizione, un accurato uso del guanto ed un braccio piuttosto preciso. Gli uomini agli angoli, Sean Casey (1B) e Brandon Inge (3B), non sono certo noti per la loro difesa anche se non palesano evidenti lacune e coprono il ruolo in maniera più che sufficiente. Per quanto riguarda gli esterni, Curtis Granderson (al centro) e Craig Monroe (a sinistra) sono molto dotati fisicamente ma il braccio non è altrettanto potente e calibrato, mentre Magglio Ordonez (a destra) è più limitato negli spostamenti ma maggiormente abile nelle assistenze. Nel complesso una difesa discreta che comunque farà parlare poco di sé (sia nel bene che nel male).

Lineup


Un lineup che esce dall’inverno addirittura rinforzato rispetto alla scorsa stagione grazie all’acquisto della potente mazza di Gary Sheffield, anche se mantiene ancora una tendenza, in qualche uomo in particolare, a girare la mazza con troppa fretta e a non mettere con continuità uomini in base. Quindi alla testa dell’attacco troviamo in Curtis Granderson un leadoff anomalo (solo .335 OBP), seguito dal sempre costante e presente Placido Polanco per poi crescere in consistenza e produttività con il trio Carlos Guillen, Gary Sheffield e Magglio Ordonez (ai n° 3, 4 e 5) e terminare, passando per la mazza solida di Sean Casey e Ivan Rodriguez, con Craig Monroe e Brandon Inge, due battitori tanto potenti quanto indisciplinati.
Questo è il probabile lineup titolare:
CF - Curtis Granderson, nato a Blue Island, IL (USA) il 16/03/1981; 2006 stats: .260 AVG, 90 R, 19 HR, 68 RBI, 66 BB, 8 SB. Outlook: battitore giovane, incisivo e dotato di una discreta potenza ma non ancora consapevole fino in fondo delle responsabilità e dei doveri del ruolo di leadoff. Troppo fiducioso nei suoi mezzi, tende a girare la mazza in maniera troppo aggressiva incassando un po’ troppi strike out (174 nella scorsa stagione). Deve migliorare disciplina al piatto e media di arrivi in base (.335 OBP nel 2006), ma in fondo è ancora giovane ed ha tutte le caratteristiche per essere un buon leadoff.
2B – Placido Polanco, nato a Santo Domingo (Repubblica Domenicana) il 10/10/1975; 2006 stats: .295 AVG, 58 R, 4 HR, 52 RBI, 17 BB, 1 SB. Outlook: prezioso n° 2 del lineup che da quando è arrivato in Michigan nel corso della stagione 2005 ha sempre viaggiato su medie in battuta di primo livello (.338 nel 2005, .295 nel 2006). Poca potenza ma tanta sostanza, sfrutta al meglio le sue doti da line-drive hitter mettendo sempre la valida al momento giusto. Uomo squadra che emerge nei momenti importanti, una garanzia.
SS – Carlos Guillen, nato a Maracay (Venezuela) il 30/09/1975; 2006 stats: .320 AVG, 100 R, 19 HR, 85 RBI, 71 BB, 20 SB. Outlook: nella scorsa stagione è stato uno dei giocatori cardine della squadra grazie ad un bagaglio tecnico davvero completo. Esemplare nel suo approccio al piatto è in grado sia di cercare il contatto (.289 AVG. in carriera) che di mettere la palla oltre le recinzioni e, nonostante i problemi alle ginocchia, ha rubato 1/3 delle basi di tutte le tigri (20 su 60). Non è celebrato a sufficienza dalla stampa, ma batterà n° 3 nel lineup e questo la dice lunga sulla sua importanza.
DH – Gary Sheffield, nato a Tampa, FL (USA) il 18/11/1968; 2006 stats: .298 AVG, 22 R, 6 HR, 55 RBI, 13 BB, 5 SB. Outlook: reduce da una stagione piena di infortuni, sembra comunque aver recuperato la forma migliore per affrontare questa nuova avventura con i Tigers. Le sue statistiche in carriera (.297 AVG., 455 HR e 1.501 RBI) parlano di una velocità di mazza assolutamente impressionante e di un timing sulla palla che ne hanno fatto per anni uno dei migliori killer di fastball della lega. Allo stesso tempo è molto paziente al piatto (1,33 BB/K ratio in carriera) risultando molto difficile da mettere out. Se riesce a rimanere lontano da guai fisici, si prospetta l’anno della rinascita.
RF – Magglio Ordonez, nato a Caracas (Venezuela) il 28/01/1974; 2006 stats: .298 AVG, 82 R, 24 HR, 104 RBI, 45 BB, 1 SB. Outlook: giocatore in grado di essere tra i leader della squadra sia in media battuta, che in fuoricampo che in punti battuti a casa. Adesso che ha risolto i problemi al ginocchio, è un piacere vedere il suo ampio swing tornato fluido come ai tempi d’oro dei White Sox. Il ragazzo ha talento, si vede, e protetto nel lineup da Sheffield può migliorare in ogni categoria rispetto alla scorsa stagione.
1B – Sean Casey, nato a Willingsboro, NJ (USA) il 02/07/1974; 2006 stats: .272 AVG, 47 R, 8 HR, 59 RBI, 33 BB, 0 SB. Outlook: giocatore di puro contatto che negli anni si è trasformato da battitore di discreta potenza (24 HR nel 2004) a line-drive gap hitter. Mazza mancina comunque importante a questo punto del lineup, Casey si è forse lasciato alle spalle i suoi anni migliori ma nonostante tutto contribuirà alla causa con una buona media in battuta.
C – Ivan Rodriguez, nato a Vega Baja (Porto Rico) il 30/11/1971; 2006 stats: .300 AVG, 74 R, 13 HR, 69 RBI, 26 BB, 8 SB. Outlook: immenso catcher che vanta tredici apparizioni all’All Star Game, resta una delle pietre angolari della squadra. Se è vero che negli ultimi anni ha perso un po’ di potenza ed i suoi numeri offensivi sono in costante flessione, è altrettanto vero che continua a battere valido con notevole continuità andando a colpire ogni zona dell’ampio campo di gioco del Comerica Park. Grinta e temperamento sono quelle di sempre ed è una presenza fondamentale nella clubhouse.
LF – Craig Monroe, nato a Texarkana, TX (USA) il 27/02/1977; 2006 stats: .255 AVG, 89 R, 28 HR, 92 RBI, 37 BB, 2 SB. Outlook: il trentenne texano è il battitore che nel 2006 ha ottenuto il maggior numero di fuoricampo nel lineup dei Tigers. E’ in possesso di un giro di mazza di notevole qualità, ma allo stesso tempo non è altrettanto bravo nella selezione dei lanci cadendo spesso vittima di strike out. Ottimo contro i mancini, sta migliorando anche contro i destri anche se i progressi più importanti sono attesi nella disciplina al piatto.
3B – Brandon Inge, nato a Lynchburg, VA (USA) il 19/05/1977; 2006 stats: .253 AVG, 83 R, 27 HR, 83 RBI, 43 BB, 7 SB. Outlook: ha trovato solo nello scorso anno una collocazione stabile in terza base dopo aver ricoperto anche i ruoli di catcher e di esterno. Si è dimostrato capace di battere con sorprendente potenza senza però riuscire ad ottenere una media in battuta convincente. L’obbiettivo è confermare l’esplosività del 2006 magari mettendo in campo qualche valida in più, anche se la sua dimensione è forse leggermente al di sotto di quanto fatto vedere nella passata stagione.

Oltre ad un lineup di grande sostanza, anche in panchina i Tigers possono contare su più di un giocatore interessante. Come backup di Ivan Rodriguez torna Vance Wilson, un catcher solido difensivamente che sa anche farsi rispettare al piatto. Per quanto riguarda gli interni sia Ramon Santiago che Neifi Perez sono importanti rincalzi esclusivamente da un punto di vista difensivo (come middle infielder) mentre nel box di battuta possono fornire un contributo solo marginale. Discorso che invece non può farsi per Omar Infante, vero e proprio utilityman capace di giocare sia come infielder sia in esterno centro, visto che è in grado di battere con buona continuità ed anche con occasionale potenza. Come quarto esterno e prima opzione per sostituire Sheffield nel ruolo di DH troviamo Marcus Thames, giocatore potente (26 HR e 60 RBI nel 2006) in grado di risolvere la partita con un giro di mazza ma anche lui con medie in battuta non certo elevate. Tra gli altri ancora dubbi sull’utilizzo del prima base Chris Shelton e del giovane esterno Brent Cleven che si giocheranno le loro carte durante lo spring training.

Arrivi


Jose Mesa (RP, COL) e Gary Sheffield (OF/DH, NYY)

Giocatore Chiave


La chiave della prossima stagione sta nel riuscire a confermarsi sul monte di lancio e questo dipenderà soprattutto dal rendimento di due lanciatori partenti in particolare. Per motivi opposti sia Kenny Rogers che Justin Verlander, assoluti protagonisti nel 2006, saranno attesi ad importanti conferme in questo 2007. Il veterano Rogers perché a 42 anni ogni stagione può essere quella di un naturale declino, ed il giovane Verlander perché dopo una favolosa stagione da rookie sarebbe comprensibile una flessione di assestamento. Monitorate il rendimento di questi lanciatori e se sapranno ripetersi almeno su livelli accettabili, per i Tigers si prospetta un altro anno pieno di soddisfazioni.

Giudizio Finale


I Tigers quindi restano una delle squadre più forti della American League ma forse, rispetto allo scorso anno, non potranno più contare sull’effetto sorpresa e pagheranno di certo una maggiore pressione sulle spalle. Anche se l’attenzione verrà concentrata maggiormente sulle prestazioni dell’attacco, la chiave di una stagione vincente passerà, come abbiamo visto, ancora dal monte di lancio che se riuscirà a ripetersi sui livelli del 2006, garantirà a Detroit l’accesso ai playoffs e forse qualcosa in più……
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Pubblicato il 08 marzo, 2007 da Renè
su: http://www.playitusa.com,
link originale all'articolo: http://www.playitusa.com/articolo.php?id=5823


Cleveland Indians: Preview

Nel 2005 infiammarono la seconda parte di stagione, sfiorando una rimonta incredibile ai danni dei Chicago White Sox poi Campioni del Mondo e mancando l’accesso ai playoff per una manciata di partite. Nel 2006, con tutti i pronostici della vigilia a favore che li indicavano come sicuri contender, hanno poi fallito sotto ogni profilo schiacciati forse, da una pressione insostenibile per il gran numero di giovani presenti nel roster chiamati alla prova del nove.
In questo 2007, con la stagione alle porte, i Cleveland Indians avranno un solo compito: giocare a baseball. Niente pressioni, niente obblighi verso i bookmakers, solo scendere in campo nelle prossime 162 partite cercando di fare il meglio possibile.
Durante l’inverno, il GM Mark Shapiro ha ritoccato la squadra inserendo i pezzi mancanti al lineup e rivoltando totalmente il bullpen, il buco nero della passata stagione, dando a Eric Wedge una squadra, almeno sulla carta, molto più affidabile.

Pitching e Difesa


Le speranze di tutti sono riposte ancora una volta in CC Sabathia (13-12, 3.22 ERA, 172 K). Quest’anno come mai prima d’ora. A 27 anni è arrivato alla maturazione completa come giocatore ed è pronto per dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, l’enorme talento di cui è in possesso. Se i malanni fisici non lo tormenteranno e lui riuscirà a gestirsi durante la stagione, ci troveremo di fronte ad uno dei migliori pitcher in assoluto di tutta la lega, in grado di dominare le partite come pochi.
Alle spalle di Sabathia, Jake Westbrook (15-10, 4.17 ERA, 109 K). Alzi la mano chi non vorrebbe Big Jake nella rotazione della priopria squadra? Uno degli ultimi baluardi della sinker, garantirà agli Indians tutto il solido apporto che ne ha sempre contraddistinto la carriera.
Il terzo pitcher della rotazione sarà un altro mancino, ovvero, Cliff Lee (14-11, 4.40 ERA, 129 K). Stagione 2006 non molto esaltante per lui, con un rendimento sottotono per buona parte di essa e atteso ad un miglioramento sostanziale nella prossima.
Il veterano Paul Byrd (10-9, 4.88 ERA), sarà il più esperto della rotazione e si spera che nel 2007 possa contribuire alla causa con un rendimento almeno accettabile per colui che nella scorsa stagione sarebbe dovuto essere il sostituto di Kevin Millwood.
Il futuro del reparto, appartiene a Jeremy Sowers (7-4, 3.54 ERA, 35 K). Dopo un inizio difficile, il buon Jeremy è venuto fuori alla grande nella seconda parte di stagione, mostrando grande carattere e potenzialità culminate con due complete game shutouts in due partenze consecutive. A Cleveland puntano moltissimo su di lui e il talento c’è.

Nota fondamentale per il bullpen, artefice nella maggior parte degli insuccessi dello scorso campionato. Come anticipato, Shapiro l’ha rivoltato come un guanto. Gli acquisti mirati di Roberto Hernandez dai Mets e da Aaron Fultz dai Phillies ne sono la prova lampante.
Alla veneranda età di 42 anni, Hernandez è stato il primo innesto durante l’offseason ed è stato chiamato a Cleveland per portare solidità ed esperienza come mix-setup, mentre Fultz sarà lo specialista contro i battitori mancini, anche se probabilmente riuscirà a ritagliarsi un ruolo più completo.
Rafael Betancourt (3-4, 3.81 ERA, 3 SV) continuerà ad essere il setup primario e dividerà il grosso del lavoro con Hernandez.
Parentesi a parte per quanto riguarda il ruolo di closer. L’anno scorso fu un mezzo disastro, la partenza di Wickman a metà stagione, il fallimento di Fausto Carmona come suo successore, prima dell’inadeguatezza di Jason Davis e il finale di stagione con Tom Mastny, il meno peggio del lotto.
Quest’anno, Shapiro è andato sul sicuro: dopo una stagione da 36 salvezze su 43 opportunità, i Cleveland Indians hanno messo sotto contratto, Joe Borowski, rilievo classe ’71 dei Florida Marlins, già closer dei Cubs, uno dei pezzi pregiati del mercato free-agent.
Ma il front-office della squadra dell’Ohio non si è fermato qui e dopo una lunga trattativa è arrivata anche la firma di Keith Foulke, storico closer dei Red Sox 2004. Nella mente di Shapiro, la combo Borowski-Foulke per la gestione dei finali di partita è la chiave della stagione 2007.
Però come in tutte le cose, ci sono storie che non potranno mai avere inizio e infatti, Foulke poche ore prima di iniziare lo spring-training con la nuova maglia, annuncia prematuramente il ritiro, chiudendo definitivamente il dubbio sul ruolo di closer che finisce così interamente nelle mani di Borowski.

Lineup


Si potrebbe impiegare un giorno intero ad esaminare tutte le possibili varianti del lineup, considerata la grande flessibilità del roster. Solo per fare un esempio, in prima base potrebbero esserci tre opzioni differenti, anche se con ogni probabilità ad occupare il sacchetto di prima, perlomeno contro i lanciatori destri, ci sarà Casey Blake (.282, 19 HR, 68 RBI) “Mr. Versatility”, in grado di giocare in quasi tutti i ruoli con un rendimento costante.
Alle sue spalle, ci sarà Ryan Garko, che almeno all’inzio partirà come backup e verrà impiegato, con l’eventuale spostamento di Blake all’esterno, nei matchup contro i pitcher mancini.
Il fiore all’occhiello del mercato degli Indians, è stato sicuramente Josh Barfield (.280, 13 HR, 58 RBI, 21 SB). L’ex rookie dei San Diego Padres è arrivato a Cleveland per colmare la voragine nel ruolo di seconda base, portando buona difesa (.987 FPCT, 9 errori in 147 partite) e altrettanto buon potenziale offensivo. Con ogni probabilità occuperà il secondo slot in battuta, dietro Sizemore.
Nel ruolo di interbase, Jhonny Peralta. L’erede di Omar Vizquel è atteso alla stagione del riscatto dopo un 2006 tragico sotto tutti gli aspetti, anche di tenuta psicologica. Peralta ha passato quasi tutto l’inverno in isolamento nella Repubblica Dominicana, lavorando a un duro programma specifico di preparazione a questa nuova stagione.
In terza base e a tempo pieno, ci sarà il talento di Andy Marte. Grande difesa e ottimo braccio, decisamente piacevole nel gesto tecnico, deve solo prendere più consistenza in battuta, dove ha lasciato intravedere discrete cose solo nel finale dello scorso campionato. Potenziale da futuro Golden Glove.
Sugli esterni, c’è l’imbarazzo della scelta. Gli arrivi di David Dellucci e Trot Nixon portano maggior esperienza e affidabilità agli angoli. Da valutare pure gli eventuali cambi, con Jason Michaels che potrebbe giocare a sinistra mentre dalla parte opposta potrebbero esserci, oltre al solito Blake, anche il coreano Shin-Soo Choo, diamante grezzo dal futuro assicurato.
In mezzo Grady Sizemore. Talento sconfinato, già uno dei migliori outfielder della lega e destinato a dominarla negli anni a venire. Lead-off quasi sprecato, grandissimo colpitore di extra-basi (28 HR, 53 doppi, 11 tripli), difensore di alto livello. E’ pronto per una stagione da MVP.
Nel ruolo di catcher ci sarà Victor Martinez (.316, 16 HR, 93 RBI) forse il giocatore più decisivo di questa squadra. Il valore offensivo non è in discussione, pochi catcher possono permettersi un rendimento di questo genere, ma è la difesa il suo tallone d’achille rappresentando un’autentica manna dal cielo per i rubatori di basi. Attenzione alla prima parte di stagione, solita partenza fredda per poi esplodere da metà in avanti. Come backup ecco Kelly Shoppach, buon catcher di riserva che consentirà allo stesso Victor Martinez di giocare in prima base.
Come battitore designato, Travis Hafner. L’idolo incontrastato dei tifosi del Jacobs Field è pronto per stupire ancora. Reduce da una stagione terrificante conlusa con .308 AVG, 42 HR, 117 RBI, 6 GS, .659 SLG, 1.097 OPS sarà la principale arma da fuoco della squadra e avrà il compito di innescare le frecce di Sizemore e Barfield che batteranno prima di lui.

Arrivi


Roberto Hernandez (RP, Mets); Aaron Fultz (RP, Phillies); David Dellucci (OF, Phillies); Josh Barfield (2B, Padres); Joe Borowski (RP, Marlins); Trot Nixon (OF, Red Sox); Cliff Politte (RP, White Sox).

Giocatore Chiave


La scelta del giocatore chiave potrebbe ricadere fra Hafner, Sabathia, Martinez o Sizemore e non farebbe certo nessuna piega. Ma nonostante una stagione 2006 ampiamente insufficiente, conclusasi con un record negativo e molto prima del previsto, i quattro sopracitati hanno avuto comunque un altissimo rendimento a dimostrazione di possedere il DNA dei campioni che sanno emergere nelle difficoltà. Le lacune emerse sono state ben altre a partire da un bullpen fin troppo inconsistente. Shapiro ha investito non su fuoriclassi, ma su gente esperta, in grado di compiere il proprio lavoro quando gli si chiede di farlo. Se ci fosse da scegliere “il reparto chiave” direi senza ombra di dubbio, il bullpen. Ma c’è da scegliere un solo giocatore e scelgo Joe Borowski. Se riuscirà a mantenersi sui livelli della scorsa stagione, gli Indians si ritroveranno in men che non si dica a metà dell’opera.

Giudizio Finale


Come anticipato all’inzio, in questa stagione gli Indians dovranno pensare esclusivamente a giocare a baseball senza pressioni di nessun genere. Partire dal “lato sporco della pista” dietro a Tigers, Twins e White Sox potrebbe rivelarsi un bene costringendo gli avversari diretti a giocare sotto i riflettori. Sulla carta, la squadra è solida e affidabile, con giocatori di esperienza che dovrebbero evitare il tracollo psicologico del campionato scorso. Lottare fino all’ultimo per un posto nella post-season è l’obiettivo minimo. Ma i Tigers insegnano che l’appetito vien mangiando e una buona partenza rivitalizzerebbe tutto l’ambiente e potrebbbe regalare a tutta la città di Cleveland quelle soddisfazioni che da tempo si merita.
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MessaggioInviato: 30 Mar 2007, 15:03    Oggetto: Rispondi citando

Pubblicato il 10 marzo, 2007 da matzoid182
su: http://www.playitusa.com,
link originale all'articolo: http://www.playitusa.com/articolo.php?id=5834


Minnesota Twins: Preview

Dopo un 2006 che ha visto protagonisti i Twins in regular season e subito perdenti in post-season, a Minneapolis c'è la consapevolezza di potersela giocare fino in fondo anche quest'anno.

Pochi ritocchi, off-season condotta soprattutto nel tentativo di consolidare e prolungare contratti giù esistenti. Una rotazione giovane, che ha bisogno di girare al meglio, se non altro perchè i Twins giocano in una division che potrà rivelarsi come una delle più agguerrite questa stagione.

Pitching & Difesa


L'età media della rotazione dei Twins (condierando i probabili 5 partenti della regular season) è di 26 anni.
Sembra incredibili da dire, ma il più anziano di tutti è l'ACE della rotazione, Johan Santana con i suoi 28 anni. Il venezuelano guarda tutti dall'alto, e non solo i suoi compagni di squadra, ma anche gli altri pitcher delle Majors. D'altra parte non potrebbe essere altrimenti, quando si è reduci da una stagione con 245 K ed un'ERA di 2,77 (la più bassa del MLB).
Stiamo parlando di un pitcher che in carriera ha avuto una sola stagione perdente, nel 2000, con 2 vittorie e 3 sconfitte. Non occorre aggiungere altro, poichè i numeri parlano da soli, ed è meglio perciò concentrare l'attenzione su pitcher cosiddetti "più umani".

Boof Bonser si appresta a vivere il secondo anno da professionista e lo fa con i migliori propositi ricordando a tutti che ha chiuso il 2006 con 84 strikeout in 18 apparizioni sul monte. Probabile numero due della rotazione.

Altro anziano, che poi anziano non è, della rotazione è Carlos Silva. Il RHP conta un numero di partenze maggiori di quelle di Santana la scorsa stagione, chiaramente senza gli stessi risultati. Non famoso per il suo elevato numero di K, riesce invece a mantenere un grande controllo della strike-zone, ed in 5 anni di baseball ha concesso un numero limitato di BB, addirittura 9 nel 2005. Di contro però, il numero di ER e di valide è eccessivo, fattori che hanno contribuito ad un'impennata dell'ERA a 5,94. Curiosamente quella dello scorso anno è la prima stagione perdente in carriera. I Twins si augurano che non sia in calo.

Senz'altro il nome più interessante della rotazione quello di Matt Garza, non tanto per i suoi numeri, ancora troppo limitati per giudicare; ma per i miglioramenti che il ragazzo potrà compiere. Seconda stagione da partente per lui, nato nel 1983, lo scorso anno ha dimostrato di non essere ancora all'altezza per il ruolo, tanto da venire utilizzato sempre per un numero piuttosto basso di inning e con un'ERA sempre alle stelle. Non ha potuto mettersi in mostra fino ad ora in questo Spring Training per problemi al collo, che sembrano tuttavia risolti. Buona fortuna quindi per le gare successive.

A completare i cinque partenti c'è un altro giovanissimo e soprattutto dall'esperienza praticamente nulla. Glen Perkins si presenterà in campo con 4 apparizioni nel 2006, ma mai da partente, dove è stato comunque perfetto, macchiando le gare soltanto in positivo con 6 K ed un solo punto preso. Troppo presto per giungere a conclusioni, ma il braccio sinistro di Perkins è pronto per affrontare il 2007 da protagonista.

Un mome che farà sentire la sua mancanza è quello di Francisco Liriano bloccato da un brutto infortunio che lo terrà lontano dal monte di lancio per tutta la stagione. Numeri da urlo i suoi, con 144 strikeout e sole tre sconfitte contro le 12 vittorie, nel 2006. ERA di 2,16 che di sicuro non sembra appartenere ad un campione che ha debuttato in MLB appena nel 2005.

Per quanto riguarda il bullpen, i Twins affidano come di consuetudine il ruolo di closer a Joe Nathan, che di numeri in carriera positivi ne ha a bizzeffe, ma mai aveva chiuso una stagione con un 7-0. 36 salvezze ed un'ERA di 1,58 completano la sua scheda. Nathan è "diventato" closer proprio a Minnesota, collezionando in tre anni la bellezza di 123 salvezze. Precedentemente veniva usato solo come setup-man.

Altri nomi importanti per il bullpen sono quelli di Juan Rincon, Jesse Crain, ma soprattutto del gigante Dennys Reyes. In pochi riescono a portare a termine una stagione con un ERA minore agli 1,00; lui ci è riuscito con uno 0,89 e 5 vittorie nel 2006. Di gran lunga la sua stagione migliore visti i disastri degli anni passati. Speriamo sia di buon auspicio.

Da tenere d'occhio è anche Pat Neshek classe 1980, che ha iniziato a lanciare nelle Majors lo scorso anno.

Abbiamo visto come sia la rotazione titolare dei Twins, sia il bullpen contino un numero elevato di giovani, e soprattutto di sophomore. Il decollo, o la caduta dell'intero reparto pitchers di Minnesota, dipenderà da loro, se riusciranno o no a garantire quella stabilità che Santana da solo, non può mandare avanti troppo a lungo.

Lineup


Il lineup dei Twins non conta grandi nomi in termini di slugger, lasciando il compito di una continuità degli HR ad un paio di giocatori e si affida maggiormente ad una costanza in battuta e ad una incisività quando serve, che lo scorso anno li ha portato a giocare i playoff.

Per ordine di posizione, la prima base è occupata da Justin Morneau. MVP della stagione 2006, non senza polemiche, Justin è stato il giocatore più incisivo dei Twins l'anno scorso, con .321 di BA, 34 Home Run e 130 RBI. Dopo tre anni di baseball nella media, è esploso e vista la sua giovane età e la sua potente mazza, passi in avanti e miglioramenti sono d'obbligo, per non far cadere la stagione appena passata nella casualità.

Il veterano Luis Castillo è atteso in seconda base. Dopo un'intera carriera ai Marlins, Castillo dallo scorso anno offre le sue giocate ai Twins e lo fa con la sua elevata media battuta d'abitudine (.293 in carriera), ma confermando le sue scarse doti incisive. L'augurio è che riesca a mantenere la sua solidità al piatto e le sue doti difensive (appena 6 errori nel 2006).

Stesso discorso per lo SS Jason Bartlett, anch'egli con una media battuta più che discreta ma con soli 3 HR in carriera. La differenza però la fa proprio quest'ultima, la carriera: Bartlett gioca in MLB dal 2004, ha 28 anni e dunque sicuramente meno esperienza del compagno Castillo. Nella scorsa stagione si è spento nel finale segnando un solo punto negli ultimi 10 giorni pur giocando da titolare.

Nick Punto per la terza base; è stata un pò la sorpresa della scorsa stagione, seppur giocata a sprazzi. Una batting average di .290 ed anche per lui c'è stato un calo nelle battute finali. E' stato il miglior anno della sua carriera, e dovrebbe quindi fungere da punto di partenza per il futuro.

Il giocatore indicato come il più forte tra gli hitters di Minnesota si trova dietro al piatto. Il giovane catcher Joe Mauer è reduce da un anno memorabile: .347 in battuta, 13 HR e 84 RBI. Numeri che si aggiungono alle già sviluppate doti difensive, che lo completano facendolo diventare uno dei più forti catchers attuali delle Majors. Insieme a Morneau e, come vedremo tra poco, ad Hunter, è il più incisivo.

Partendo da sinistra il giro degli OF, troviamo Rondell White. Ormai avanti con l'età, il LF ex Tigers sembra in una fase calante, rispetto a quelli che erano i numeri degli ultimi anni '90 e dei primi anni '00. Tuttavia, con la sua esperienza, soprattutto a scopo difensivo, è il giocatore che può arricchire le prestazioni dei Twins con qualche HR in più, che batteva fino a qualche anno fa.

Al centro troviamo Torii Hunter, campione indiscusso, da sempre nelle file dei Twins. Per lui vale il discorso opposto fatto fino ad ora. Uno dei pochi a Minnesota a "preferire" la palla lunga, e quindi il fuori campo, alla media battuta. Lo scorso anno sono stati 31 gli HR e 98 gli RBI. Recentemente è stato anche oggetto di diversi rumors che lo avrebbero visto lontano da Minneapolis. E' il giocatore che deve dare di più come potenza.

Chiudiamo il giro degli hitter con il RF: Michael Cuddyer, quel giocatore che come Morneau è riuscito ad unire costanza ad incisività, disputando la sua miglior stagione in carriera. Settimo anno di MLB per lui nonostante l'eta ancora piuttosto giovane, 28 anni, dunque con ancora ampie possibilità di migliorare. Fantastico per quando riguarda il gioco difensivo, pur avendo giocato in quasi tutti i ruoli che un hitter può coprire.

Il ruolo di DH sarà probabilmente affidato a Jason Kubel che già era comparso nella rosa dei Twins nel 2004 per poi fermarsi l'anno successivo e tornare nel 2006. I numeri che possiede attualmente ne bocciano le prestazioni, anche se non ha una carriera tale per poterlo giudicare a fondo. Può fare anche l'OF.

Arrivi


Matthew LeCroy (1B, WAS); Ramon Ortiz (P, WAS)

Giocatore Chiave


Andando per logica, nella scelta del giocatore chiave, verrebbe da fare il nome di Johan Santana. Tuttavia, considerando che le sue ottime prestazioni sono diventate di routine ormai, vogliamo premiare con la nomina Justin Morneau nella speranza che possa confermarsi con i numeri dello scorso anno, e che quindi possa fornire a Minnesota un valido contributo di incisività.

Giudizio Finale


La lotta per la vittoria finale è contesa da tutte le partecipanti alla division, escludendo i Royals. I Twins partono secondo noi alla pari con i Tigers. L'esito finale lo avremo probabilmente negli ultimi mesi, visto l'equilibrio che regna in AL Central. Il ruolo della rotazione sarà fondamentale, visto che escludendo giocatori di spessore come Santana, ci saranno molti giovani, anche nel bullpen, a doverla fare da padrone. Se questo sarà unito ad un'incisività costante da parte degli hitters, e i Twins hanno giocatori in grado di farlo, a Minnesota si puà ambire ad una posizione di tutto rispetto, anche vincente.
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Pubblicato il 9 marzo, 2007 da Ivers
su: http://www.playitusa.com,
link originale all'articolo: http://www.playitusa.com/articolo.php?id=5828


Kansas City Royals: Preview

Dopo tre anni consecutivi chiusi con 100 sconfitte o più i Kansas City Royals si aspettano dal 2007 una stagione di transizione in vista di un
rilancio negli anni futuri, e si aspettano per lo meno un bilancio positivo che incoraggi il pubblico del Missouri a ripopolare il Kauffman Stadium. In questo senso si è mossa la dirigenza con qualche innesto importante nel roster come Gil Meche, Octavio Dotel e Ross Gload e con parecchi contratti di un anno in attesa di inserire alcuni giovani interessanti.

Ovviamente la concorrenza nella AL central è spietata con Tigers e Twins pronti a fare la parte dei leoni e Indians e White Sox
che non resteranno certo a guardare. Ma accettare per l'ennesima volta il ruolo di cenerentola sarebbe davvero troppo per una città che ha assaporato la
vittoria delle World Series nel 1985 e l'unico modo per tornare ad essere vincenti era guardare ai giovani, strada intrapresa qualche anno fa che aveva
portato i Royals ad avere l'età media più bassa in MLB e che ora dovrebbe iniziare a dare i risultati.

Ma anche quest'anno le critiche non hanno tardato ad arrivare, da parte di chi considera mal spesi i già pochi soldi a disposizione, ricordando lo scarso
rendimento dei giocatori di media caratura inseriti lo scorso anno, come Sanders e Mientkiewicz.

Pitching & Difesa


I punti fermi della rotazione sono Gil Meche, arrivato con un contratto di 55 milioni per 5 anni che risulta essere tra i più ricchi della storia della franchigia, con una clausola legata alla salute del giocatore, che si presenta con una ERA in carriera di 4.65 e che spera di ritrovare a Kansas City consistenza e regolarità; il mancino Odalis Perez, riconfermato dopo la trade dello scorso anno con i Dodgers nonostante una ERA piuttosto alta (4.33 in carriera) e Luke Hudson (5.00).

Gli altri due posti se li contenderanno Brian Bannister, arrivato dai Mets con un azzeccato scambio, Zack Greinke il cui rendimento inizia ad
essere messo in discussione dopo le premesse degli scorsi anni come top prospect, e Jorge De La Rosa, almeno fino al ritorno di Scott Elarton, che però difficilmente vedrà il monte prima di maggio a seguito di un intervento della scorsa estate. In caso di emergenza poi c'è Todd Wellemeyer, long reliever che ha destato una buona impressione lo scorso anno in arrivo dai Marlins e potrebbe adattarsi al ruolo di spot starter.

Nel bullpen i top setup saranno il destro David Riske e il mancino John Bale di ritorno in MLB dopo un'esperienza in Giappone, l'esperto
Kenny Ray, Jimmy Gobble che può coprire diversi ruoli, Joel Peralta e i giovani Carlos Rosa, Joakim Soria, Ryan Braun e Leo Nunez
, pronto ad essere rispedito nelle minors se la sua maturità non dovesse rivelarsi sufficiente.

Octavio Dotel, se in salute, sarà il closer (71 salvezze in carriera su 99 opportunità), ruolo in cui potrebbe altrimenti adattarsi Joe Nelson come già provato lo scorso anno prima dell'infortunio con buoni risultati (9 salvezze su 10 opportunità).

Lineup


Il leadoff sarà David De Jesus, collaudato in quella posizione nonostante una OBP non eccezionale (.362) ma discreta velocità (19 basi rubate su 38 tentativi), e senza rivali come CF; dopo di lui batterà Mark Grudzielanek, (Avg .297 e 52 RBI lo scorso anno) confermato in seconda base ma ora convalescente dopo un intervento al ginocchio che gli farà perdere tutto aprile, e sarà sostituito da Esteban German. Terzo nell'ordine dovrebbe essere il terza base Mark Teahen, da cui ci si aspetta molto in seguito agli eccellenti progressi dello scorso anno (Avg .290, 19 HR e 69 RBI) e che potrebbe anche essere dirottato all'esterno destro durante la stagione se si decidesse di fare debuttare il prospetto Alex Gordon.

La partenza di Matt Stairs lo scorso anno aveva già lasciato il posto di DH e clean-up a Mike Sweeney (190 HR e 799 RBI in carriera), bandiera della
franchigia all'ultimo anno di contratto ma ultimamente afflitto da seri problemi fisici tra ginochio sinistro e schiena. Normalmente in prima base dovrebbe essere schierato Ryan Shealy, finalmente titolare, ma potrebbe anche fare il DH se i problemi di Sweeney dovessero perdurare; in quel caso lascerebbe il posto in campo all'ex campione del mondo Ross Gload, affidabile in difesa, ma che con i White Sox veniva utilizzato principalmente come pinch hitter e il cui scambio con il giovane pitcher Andrew Sisco ha suscitato qualche perplessità.

A seguire dovrebbero battere Emil Brown, in campo come LF, Jason LaRue, nuovo dietro al piatto di casa base, e che dividerà il posto con
John Buck, chiamato a dimostrare una maggiore produttività in attacco, e un posto ancora in ballottaggio sia nel lineup sia nella posizione di esterno
destro tra Joey Gathright, Reggie Sanders e le altre riserve, ed infine Angel Berroa, confermato nella posizione di SS.

In panchina scalpiteranno anche i giovani Andres Blanco e Angel Sanchez middle infielders, e gli esterni Shane Costa e Mitch Maier.

Arrivi


Brian Bannister (RHP, NYM); Octavio Dotel (RHP, NYY); Ross Gload (1B, CWS); Jason LaRue (C, CIN); Gil Meche (RHP, SEA); David Riske (RHP, CWS); John Bale
(LHP, Hiroshima Tokyo Carp)

Giocatore Chiave


Più che sulle spalle di un giocatore la responsabilità della squadra dovrebbe andare al coach Buddy Bell a cui spetta il delicato compito di gestire
la delicata transizione dei giovani. Tuttavia non si può nascondere che da Gil Meche ci si aspettano quelle 10-12 vittorie che servirebbero per
avvicinare il record ad un livello quanto meno dignitoso.

Giudizio Finale


Certo non si potranno chiedere i miracoli ma l'ottimismo è d'obbligo per i tifosi dei Royals, anche perchè peggio di come è andata gli scorsi anni è
difficile fare; ci si aspetta di trovare un equilibrio nel roster, e soprattutto si attende il momento di far fare capolino nelle majors alle nuove leve tra cui gli esterni Billy Butler, Chris Lubanski, ma soprattutto il 3B Alex Gordon. Se poi anche il monte, notoriamente il punto debole della squadra e finalmente rinforzato, funzionerà un po' meglio, puntare ad un record di parità non sarà solo un sogno.
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..VIVERE UNA FAVOLA.. VASCO & SVALVOLATA 4EVER


In tournee con Vasco, Roma 1, Roma 2, Salerno 2, Messina, Bologna & Torino!!!!!!
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