
In gara-5, Los Angeles passa ancora a Orlando,
vince 99-86 e chiude sul 4-1 la serie coi Magic raggiungendo il 15° titolo dopo
7 anni di digiuno. Kobe Bryant ne fa 30 ed è l'Mvp delle finali, Phil Jackson
riporta il titolo a L.A. dopo 7 anni e diventa il coach più vincente di sempre
con 10 anelli conquistati
ORLANDO (Florida, Usa), 14 giugno 2009 - Ora non chiederanno più a
KobeBryant perché non ha mai vinto un titolo senza Shaq. Ora non chiederanno più
a Lamar Odom perché gioca bene una volta sì e cinque no. Ora non diranno più a
Pau Gasol che è molle. I Los Angeles Lakers sono campioni Nba per la 15ª volta,
dopo la vittoria 99-86 in gara-5 a Orlando che vale il 4-1 nella serie. Dopo un
digiuno durato 7 anni, è strameritato e nettissimo, al di là delle due grosse
occasioni sprecate dai Magic in gara-2 e 4. Per coach Phil Jackson è il 10°
titolo, uno in più di Red Auerbach. Il Maestro Zen ora è solo in vetta alla
classifica dei tecnici più vincenti di sempre. Kobe (30 punti, 5 assist, 6
rimbalzi e 4 stoppate in gara-5) stringe al petto il trofeo di miglior giocatore
delle finali, il primo in carriera, e chiude con medie straordinarie: 32.4 punti
e 7.4 assist a partita. Zittisce i critici, forse per sempre. E idealmente
respinge l’assalto di LeBron James. Il numero uno, almeno per un’altra stagione,
rimane lui. Gara-5 è durata 10’, il tempo per Orlando di sfogarsi. Ma,
inevitabilmente, appena i Lakers hanno reagito, i Magic si sono sciolti. E il
secondo tempo è stato poco più di una passeggiata in attesa dell’incoronazione.
PRIMO TEMPO — Avvio
fulminante di Orlando che si porta sul 15-6 sbagliando anche due facili
contropiede. I Lakers perdono 3 palloni nei primi 5’, Bynum sbaglia i primi 6
tiri, mentre per i Magic tutto il quintetto è già a segno. I rimbalzi offensivi
(5 nei primi 6’) e un 5-0 tutto di Bryant, permettono a L.A. di tornare a -4
(19-15), con l’energia dei Magic (0/5 da 3) che pare già esaurita. Alla fine del
1° quarto è 28-26, con i Lakers che tirano male (36%) ma sono lì grazie ai 7
rimbalzi d’attacco. Kobe è già a quota 11. Orlando prova ad allungare nuovamente
(34-28 con Howard che però sbaglia l’aggiuntivo), ma Odom replica (34-31 a
-8’32") mentre Bynum è già a 10 tiri tentati (3 a segno). Passata l’onda emotiva
con cui i Magic avevano iniziato la gara, i valori emergono e Ariza da tre firma
il primo sorpasso (40-42 a 5’ dall’intervallo). Il break si dilata con un altro
trepunti di Ariza e un layup di Fisher: 40-49 a -3’30" con break di 13-0 e con
Van Gundy costretto a chiamare 3 timeout. Ma l’onda gialloviola non si ferma e
il massimo vantaggio arriva sul 40-52 a -3’05" con il 16-0 chiuso solo da Alston
dopo 5’ di digiuno. Alla pausa è 46-56 con 15 punti di Kobe e 12 di Ariza.
Orlando non ha nessuno in doppia cifra. Il solco è frutto dell’1/9 da tre dei
padroni di casa, mentre L.A. ha 5/8.
RIPRESA — Alston prova a
innescare la rimonta (tripla del -5, 53-58), ma Odom è micidiale: due triple in
fila per il nuovo +11 Lakers sul 53-64 a 6’46" dalla fine del 3°. Orlando tocca
il 2/15 (con i californiani a 7/11) da oltre l’arco e L.A. vola a +16 (55-71 a
-3’39") dopo uno spettacolare canestro con doppia esitazione di Kobe, il più
bello delle finali. Howard commette il 5° fallo a -1’13" ma ormai conta poco. Il
61-76 a fine periodo è già una sentenza. La tripla che vale il 26° punto a Kobe
respinge l’ultimo fuocherello di Orlando (67-83 a -8’13"). Poi è solo tempo di
abbracci, pugni al cielo e di alzare il trofeo che un anno fa i Lakers avevano
Lo Staff
Fonte:www.gazzetta.com